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Bollinger Motors: il sogno di un fuoristrada elettrico si trasforma in liquidazione

Bollinger Motors: il sogno di un fuoristrada elettrico si trasforma in liquidazione

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Bollinger Motors: il sogno di un fuoristrada elettrico si trasforma in liquidazione

Nel panorama delle startup elettriche, esiste una sottile linea che separa la promessa dal fallimento. Bollinger Motors sembra appartenere, almeno per ora, alla seconda categoria. L'aspirazione di realizzare fuoristrada elettrici puri e spartani si è scontrata con la dura realtà dei conti non a posto. Una notizia significativa, sebbene giunta in silenzio, è stata l'ordinanza di un tribunale statunitense che ha disposto l'asta degli asset dell'azienda, comprendenti non solo idee e concept, ma macchinari, attrezzature e veicoli reali. Tra questi figurano circa 20 esemplari del Bollinger B4, sistemi di test per batterie, strumenti di produzione e intere linee operative. Questo segna il passaggio di una startup da progetto a inventario. Da tempo, però, la situazione era già compromessa. La fusione con Mullen Automotive, avvenuta l'anno scorso, sembrava rappresentare una possibile via d'uscita, ma non è bastata. Alle difficoltà industriali si sono aggiunti problemi legali, con fornitori non pagati e decine di segnalazioni per stipendi e benefit non erogati, accompagnati persino da un'indagine delle autorità sul lavoro. Anche la Michigan Economic Development Corporation richiede indietro parte dei fondi pubblici concessi, circa un milione di dollari, a fronte di investimenti e posti di lavoro mai concretizzati. Un colpo di scena è giunto con il ritorno del fondatore Robert Bollinger, non per riacquisire la società, ma per recuperare la proprietà intellettuale e i prototipi originali dei modelli Bollinger B1 e B2, per un prezzo inferiore a 250.000 dollari. Una cifra simbolica rispetto alle iniziali ambizioni, ma che potrebbe mantenere viva una possibilità. Affermare che Bollinger sia finita sarebbe troppo semplice e forse errato. Il mercato dei veicoli elettrici, in forte crescita, è caratterizzato da contraddizioni: premia chi ha scala, ma lascia spazio a nicchie inesplorate. In questo contesto, progetti come B1 e B2 potrebbero ancora avere un loro significato, non come rivoluzione ma come alternativa. La storia di Bollinger non è un'eccezione, ma una regola non scritta nel nuovo settore automotive: non basta avere un'idea forte, è necessaria una struttura robusta a sostegno. Per ogni successo come quello di Rivian o Lucid Motors, ci sono decine di tentativi che si perdono. Alcuni scompaiono, altri restano in sospeso. Oggi, Bollinger si trova in bilico tra ciò che è stato e ciò che potrebbe ancora diventare, come osserva Gamma Auto.

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