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Autovelox in Italia: il 71% a rischio e i piccoli comuni incassano miliardi

Autovelox in Italia: il 71% a rischio e i piccoli comuni incassano miliardi

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Autovelox in Italia: il 71% a rischio e i piccoli comuni incassano miliardi

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La regolamentazione degli autovelox in Italia è al centro di un dibattito complesso, in cui si intrecciano questioni legali e implicazioni economiche. Nonostante il via libera della Commissione Europea al decreto ministeriale sull'omologazione, la mancata pubblicazione ufficiale del testo ha creato un periodo di incertezza che perdura da oltre due anni. La situazione si è aggravata dopo la sentenza della Corte di Cassazione di aprile 2024, che ha dichiarato illegittime le sanzioni emesse da dispositivi privi di omologazione formale, mettendo a rischio il 71% degli autovelox attualmente in funzione sul territorio nazionale.

Il nuovo schema di decreto mira a risolvere questa crisi. I dispositivi installati dopo il 2017 saranno considerati automaticamente omologati se conformi ai requisiti del decreto del 2017, mentre quelli antecedenti dovranno passare attraverso test e verifiche obbligatorie. Tuttavia, esperti e associazioni dei consumatori sollevano dubbi sulla legittimità di tali misure, suggerendo che potrebbero aprire la strada a ulteriori contestazioni legali.

Parallelamente, l'analisi dei proventi generati dagli autovelox nelle principali città italiane evidenzia una flessione media dell'8,9% rispetto all'anno precedente, con un totale di 56,5 milioni di euro nel 2025. Tra le città più colpite, Milano ha registrato un calo del 34,8%, mentre Roma ha visto dimezzare i propri incassi, scendendo a 2,3 milioni di euro. Questo declino è attribuibile sia alle nuove regole entrate in vigore nel 2024, che hanno reso più severe le norme per l'installazione degli autovelox, sia alle sentenze della Cassazione che hanno spinto molti comuni a disattivare i dispositivi non omologati.

Al contrario, i piccoli comuni stanno beneficiando significativamente delle entrate generate dagli autovelox. Un esempio emblematico è il comune di Galatina, nel Salento, che ha incassato 5,3 milioni di euro nel 2025, cifra che raggiunge 9,3 milioni se considerati i comuni limitrofi. Un altro caso notevole è quello di Colle Santa Lucia, un borgo con poco più di 300 abitanti, che ha incassato oltre 2 milioni di euro dal suo unico autovelox, traducendosi in una media di quasi 6.000 euro per residente.

Questa situazione mette in evidenza un paradosso: mentre le grandi città vedono un ridimensionamento delle entrate, i piccoli comuni trovano nelle sanzioni legate agli autovelox una risorsa economica fondamentale. Con l'inevitabile evoluzione della normativa, si prospettano ulteriori sviluppi sia sul fronte legale che su quello economico, rendendo essenziale per gli enti locali una gestione attenta e conforme delle nuove disposizioni.

Cosa significa per il mercato italiano

La questione degli autovelox in Italia ha un impatto significativo sul mercato della sicurezza stradale e sulla gestione delle entrate comunali. La regolamentazione in evoluzione, con l'introduzione di nuove norme e l'incertezza legale, sta influenzando le strategie dei comuni, specialmente quelli più piccoli, che vedono negli autovelox una fonte di finanziamento. Le recenti sentenze della Corte di Cassazione e il nuovo schema di decreto potrebbero modificare radicalmente il panorama, costringendo i comuni a rivedere le loro politiche di installazione e gestione degli autovelox. Questo contesto richiede una maggiore attenzione da parte delle amministrazioni locali, che dovranno bilanciare le esigenze di sicurezza con quelle economiche, in un mercato dove la fiducia dei cittadini e la legittimità delle sanzioni sono sempre più al centro del dibattito pubblico.

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