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L'International Council on Clean Transportation (ICCT), noto per il suo ruolo nel caso Dieselgate, ha pubblicato un'analisi che mette in luce un divario preoccupante tra le emissioni dichiarate dai costruttori di auto e quelle effettive rilevate su strada. Lo studio, basato su dati reali di circa 8 milioni di veicoli immatricolati in Europa dal 2021 al 2023, evidenzia che le automobili ibride ricaricabili emettono una quantità di CO2 che supera di quattro volte e oltre i valori ufficiali, arrivando a un incremento medio del 401%. Questa discrepanza mette in discussione non solo l'affidabilità dei test di laboratorio (WLTP), ma anche gli obiettivi climatici dell'Unione Europea.
Il problema principale delle ibride plug-in sembra derivare da una stima eccessiva della loro capacità di funzionare in modalità elettrica durante i test. Infatti, molti automobilisti non ricaricano le batterie con la frequenza prevista dalla normativa e utilizzano il motore a combustione in situazioni non contemplate dai protocolli di prova. Questo comportamento trasforma veicoli che dovrebbero essere a basse emissioni in automobili che, per il loro peso aumentato dalle batterie, inquinano in modo significativo.
Le auto a combustione interna non se la passano meglio. Anche le full hybrid e le mild hybrid mostrano un divario crescente nelle loro emissioni reali rispetto a quelle dichiarate, passando dal 18% nel 2021 al 19% nel 2023. Nonostante le emissioni medie ufficiali delle flotte siano diminuite del 28% dal 2018 al 2023, il calo delle emissioni reali è stato solo del 15%. Rimuovendo dal calcolo le auto totalmente elettriche, si evince che il miglioramento dell'efficienza dei motori termici è stato praticamente nullo, con un incremento misero dell'1% in cinque anni.
In sintesi, l'ICCT conclude che i progressi nella riduzione delle emissioni sono principalmente attribuibili all'aumento delle vendite di veicoli elettrici a batteria, piuttosto che a un reale miglioramento tecnologico nei veicoli a combustione. Per affrontare questa situazione e garantire che gli obiettivi di decarbonizzazione non rimangano solo sulla carta, l'ICCT ha proposto all'Unione Europea di rivedere il “fattore di utilità” per le ibride plug-in a partire dal 2027. Inoltre, suggerisce l'implementazione di un meccanismo di correzione che penalizzi i produttori qualora il divario tra le emissioni reali e quelle di laboratorio continui a crescere.
L'ICCT ha anche richiesto un monitoraggio dei consumi reali delle auto elettriche secondo gli standard Euro 7, affinché vi sia totale trasparenza sui costi energetici e sull'efficienza delle batterie. Questi passaggi potrebbero rappresentare un passo cruciale per ristabilire la fiducia nel settore automotive e nel percorso verso una mobilità più sostenibile.
Cosa significa per il mercato italiano
In Italia, la questione delle emissioni delle ibride plug-in solleva interrogativi significativi per il mercato automotive. Le rilevazioni dell'ICCT mettono in luce una discrepanza che potrebbe influenzare le scelte dei consumatori, già orientati verso una maggiore sostenibilità. La fiducia nei veicoli ibridi potrebbe risentirne, spingendo i potenziali acquirenti a rivalutare le proprie opzioni, in particolare in un contesto normativo che promuove l'elettrificazione. Inoltre, la necessità di un monitoraggio più rigoroso delle emissioni reali potrebbe portare a un cambiamento nelle politiche fiscali e negli incentivi, come evidenziato dai report di Unrae e Anfia. La situazione attuale richiede un'attenzione particolare da parte dei produttori e delle istituzioni per garantire un futuro più trasparente e sostenibile per il mercato automobilistico italiano.
