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Un'analisi dei prezzi dei carburanti in Italia, condotta dal Codacons, mette in evidenza l'impatto significativo degli aumenti sulla spesa degli automobilisti nel corso degli ultimi dieci anni. Confrontando i listini di maggio 2016 e maggio 2026, emerge che il gasolio ha subito un incremento notevole, passando da 1,268 euro al litro a 1,982 euro al litro, segnando un aumento del 56,3%. Senza i provvedimenti fiscali adottati dal governo, il rincaro sarebbe stato ancora più drammatico, attestandosi a un +75,5%.
L'analisi rivela che attualmente, per un pieno di gasolio, gli automobilisti italiani spendono 35,7 euro in più rispetto a dieci anni fa. Tuttavia, eliminando lo sconto fiscale temporaneo sulle accise, il costo aggiuntivo per un pieno salirebbe a 48 euro. Questo scenario fa dell'Italia uno dei Paesi europei con i rincari più elevati, anche se apparentemente collocata al penultimo posto in una classifica che riflette le medie europee.
La benzina, seppur con un incremento meno marcato rispetto al gasolio, non sfugge a un andamento simile. A maggio 2026, il prezzo medio della benzina verde ha raggiunto un aumento del 34% rispetto al 2016, con un costo aggiuntivo di 24,5 euro per un pieno. Senza il supporto fiscale, l'aumento sarebbe stato del 38%, collocando l'Italia al terzultimo posto in Europa. Gli interventi del governo, tra cui un riordino delle accise e uno sconto fiscale straordinario, hanno contribuito a contenere i costi alla pompa.
A livello europeo, la situazione varia notevolmente. Paesi come Lituania e Lettonia hanno vissuto aumenti straordinari, con i prezzi del gasolio che hanno più che raddoppiato, mentre Malta ha mantenuto un incremento marginale del 4,3% grazie a un regime di prezzi amministrati. In questo contesto, l'analisi del Centro Studi di Unimpresa evidenzia come l'Italia, durante le fasi di crisi energetica, sia riuscita a mantenere prezzi alla pompa inferiori rispetto a quelli di Francia e Germania.
Infine, durante il periodo di massima volatilità del mercato petrolifero, tra febbraio e aprile 2026, i prezzi della benzina in Italia sono aumentati del 7%, rispetto a incrementi più marcati in Francia e Germania. Questi dati evidenziano l'efficacia delle misure fiscali temporanee adottate in Italia, che hanno mitigato l'impatto degli aumenti sulla spesa degli automobilisti, sebbene la situazione rimanga complessa e delicata.
Cosa significa per il mercato italiano
L'analisi dei prezzi dei carburanti in Italia mette in luce un contesto di crescente pressione economica per gli automobilisti, influenzato da fattori fiscali e di mercato. Le politiche governative, come gli sconti sulle accise, hanno avuto un ruolo cruciale nel contenere l'impatto degli aumenti, ma la situazione rimane complessa. La dipendenza dai carburanti tradizionali continua a influenzare le scelte di mobilità degli italiani, mentre la transizione verso alternative più sostenibili è ostacolata dai costi elevati. La sensibilità dei consumatori ai prezzi del carburante potrebbe incentivare una maggiore attenzione verso veicoli elettrici e ibridi, in un mercato che si sta lentamente adattando a normative ambientali sempre più stringenti. Le rilevazioni di Unrae e Anfia saranno fondamentali per monitorare l'evoluzione delle preferenze dei consumatori in questo scenario di cambiamento.
