
C’è un momento preciso nella storia del cinema in cui l’automobile smette di essere solo un mezzo di trasporto e diventa un simbolo, un’idea, quasi un personaggio. Nella saga di James Bond, questo è accaduto più volte, ma poche auto sono rimaste impresse nell’immaginario collettivo quanto la Lotus Esprit trasformata in sottomarino. Oggi, a quasi cinquant’anni dalla sua prima apparizione sul grande schermo, quella stessa Lotus è pronta a cambiare proprietario. Il 25 aprile, a Monaco, sarà battuta all’asta da RM Sotheby’s con una stima compresa tra 200.000 e 300.000 euro. Una cifra significativa, certo, ma sorprendentemente accessibile considerando il valore simbolico dell’oggetto. Perché questa non è semplicemente una Lotus; è la Lotus, quella che divenne sottomarino.
Nel 1977, con "La spia che mi amava", la saga di James Bond raggiunse uno dei suoi momenti più iconici. Alla guida c’era Roger Moore e sotto di lui un veicolo che sembrava uscito da un sogno di ingegneria e fantasia: una Lotus Esprit S1 capace di trasformarsi in sottomarino. Era una trovata spettacolare, quasi visionaria per l’epoca, che ha lasciato un segno indelebile. Per realizzare quella scena, il marchio britannico fornì alla produzione due vetture complete e sette carrozzerie. Quella che oggi finisce all’asta è la più affascinante di tutte: la scocca utilizzata per le riprese subacquee, capace di solcare le acque cristalline delle Bahamas.
Non si tratta di un semplice modellino o di un oggetto scenografico qualsiasi. È un mezzo progettato per sembrare reale, credibile, quasi funzionale. Dotato di alette, stabilizzatori, periscopio e quattro eliche posteriori, era pensato per muoversi con eleganza sotto la superficie, mantenendo quell’estetica affilata e futuristica che ha reso la Esprit una delle sportive più riconoscibili degli anni Settanta. I dettagli sono ciò che rendono questo veicolo unico: la mitragliatrice a sei canne nascosta nel cofano anteriore, retrattile come i fari, e le superfici vetrate protette da una caratteristica tendina a lamelle, un accessorio tipico dell’epoca. Questi piccoli particolari raccontano un modo diverso di fare cinema e di progettare automobili: più audace, più teatrale, forse anche più ingenuo, ma tremendamente efficace.
La storia di questa Lotus è caratterizzata da passaggi di mano, collezionisti appassionati e destinazioni inaspettate. Nel 1998, il sottomarino fu acquistato da un collezionista italiano con sede a Brescia, una città non lontana da scenari perfetti per un eventuale tuffo. Nel 2002, passò a un altro proprietario italiano, prima di arrivare nel 2007, esattamente trent’anni dopo l’uscita del film, nelle mani dell’attuale proprietario, un collezionista finlandese. La sua scelta fu singolare ma coerente con lo spirito dell’oggetto: esporlo al pubblico. Per quasi vent’anni, infatti, la Lotus è rimasta in mostra nel parco divertimenti PowerPark, sulla costa occidentale della Finlandia, diventando una curiosità amata da visitatori di tutte le età.
Dopo anni di esposizione, ha subito un restauro completo nell’estate del 2025, affidato allo specialista finlandese Makela Auto Tuning. Il lavoro ha riportato alla luce l’aspetto originale del mezzo, con una riverniciatura parziale e un recupero generale della struttura. Resta però un oggetto molto particolare: non ha motore, non ha interni, non ha organi meccanici. In senso stretto, non è più un’automobile. E forse non lo è mai stata davvero. Misura 4,60 metri di lunghezza, 1,80 metri di larghezza e 1,20 metri di altezza, che diventano 1,60 metri se si considera il supporto mobile su cui è montata per facilitarne lo spostamento. Questi numeri la rendono concreta, tangibile, quasi normale. Ma basta guardarla per capire che normale non lo è affatto.
La domanda è inevitabile: vale davvero la pena investire in un oggetto del genere? La risposta dipende da cosa si cerca. Se si desidera un’auto da guidare, ovviamente no. Se invece si vuole possedere un pezzo di storia del cinema e dell’automobile, allora la prospettiva cambia completamente. Il tempismo, inoltre, non potrebbe essere più interessante. Nel 2027, "La spia che mi amava" compirà 50 anni, un anniversario che porterà inevitabilmente sotto i riflettori uno dei capitoli più spettacolari della saga di James Bond. In un mercato in cui le auto diventano sempre più simili tra loro, razionali e prevedibili, oggetti come questo ricordano che l’automobile può ancora essere fantasia, spettacolo e immaginazione, anche quando non ha nemmeno le ruote. Per Gamma Auto questo significa riscoprire il valore di un pezzo di storia.
