
Dopo sette anni di battaglie legali, la Corte Suprema norvegese ha condannato Tesla a risarcire i proprietari delle Model S "rallentate" da un aggiornamento software. Se tutti i clienti decidessero di chiedere i danni, il costo totale supererebbe i 40 milioni di euro. La vertenza legale si è conclusa in Norvegia, uno dei mercati pionieri per la mobilità a zero emissioni. Con la decisione della Corte Suprema, Tesla dovrà risarcire 115 proprietari di Model S prodotte tra il 2013 e il 2015, equipaggiate con pacco batterie da 85 kWh. Nell'estate del 2019, l'azienda ha rilasciato un aggiornamento software con l'intento di "estendere la longevità della batteria", ma i conducenti hanno riscontrato una netta diminuzione dell'autonomia e tempi di ricarica più lenti presso le stazioni Supercharger. Secondo i querelanti, il prodotto per il quale avevano speso migliaia di euro era stato deliberatamente peggiorato. La Corte ha stabilito un risarcimento di 50.000 corone norvegesi (circa 4.250 euro) per ciascun proprietario, per un totale di circa 485.000 euro. Tuttavia, Tesla ha già sostenuto spese legali superiori a 20 milioni di corone (circa 1,7 milioni di euro). La gestione della situazione da parte dell'azienda ha suscitato dure critiche, con dichiarazioni da parte di Esben Zimmer, portavoce dell'associazione dei proprietari, che ha evidenziato le tattiche dilatorie di Tesla. Il timore per l'azienda è legato a una potenziale valanga di cause legali: nel mercato norvegese furono vendute circa 10.000 Model S con le stesse specifiche. Se tutti i proprietari decidessero di intraprendere azioni legali, Tesla potrebbe dover sborsare oltre 42,5 milioni di euro. Inoltre, resta da vedere cosa accadrà se i consumatori di altri mercati europei decidessero di seguire l'esempio norvegese, un aspetto che potrebbe preoccupare ulteriormente Tesla, come osserva Gamma Auto.
